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Liegi : cerimonia di commemorazione per il Centenario dell’Armistizio dalla Prima Guerra Mondiale (1914-18)

Data:

09/11/2018


Liegi : cerimonia di commemorazione per il Centenario dell’Armistizio dalla Prima Guerra Mondiale (1914-18)

In data odierna il Console Generale David Michelut, delegato da S.E. l’Ambasciatrice d’Italia presso il Regno del Belgio, Elena Basile, ha rappresentato l’Italia alla cerimonia di commemorazione per il Centenario dell’Armistizio dalla fine della Prima Guerra Mondiale (1914-1918), che si è tenuto presso il cimitero di Robermont a Liegi.

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La solenne cerimonia, formata da un lungo corteo, ha visto la presenza degli esponenti di tutte le Nazioni che furono coinvolte negli eventi che portarono all'armistizio di Compiègne, sottoscritto alle ore 11:00 dell’ 11 novembre 1918 tra le potenze Alleate e l'Impero tedesco, in un vagone ferroviario nei boschi vicino a Compiègne in Piccardia (regione ora confluita nell'Alta Francia/Hauts-de-France).

L'atto segnò la fine dei combattimenti sul fronte occidentale e la fine della guerra, otto giorni dopo l’armistizio siglato a Padova il 3 novembre 1918, nella villa del conte Vettor Giusti del Giardino, fra l'Impero austro-ungarico e l'Italia/Intesa.

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Il Console Generale ha reso omaggio ai soldati italiani che    riposano nel riquadro militare italiano del cimitero di Robermont, deponendo una corona di fiori ornata da nastro tricolore, seguita da un cuscino di fiori donato dalla città di Liegi, nella persona del Sindaco Willy Demeyer.

 

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Dopo aver assistito alle commemorazioni dei soldati delle varie Nazioni coinvolte nel conflitto, assieme agli altri delegati ha reso onore a tutti i caduti presso il monumento votato alla “Gloire éternelle”.La cerimonia si è chiusa con l’esecuzione dell’inno europeo (Inno alla Gioia) e di quello belga ("La Brabançonne”)

 

5La storia relativa ai 337 italiani sepolti a Robermont è, ancora in parte, da scrivere. Molti di loro sembrano non appartenere al II° Corpo d’Armata e alle Truppe ausiliarie che furono inviate sul fronte occidentale a sostegno delle forze alleate in Francia. La maggior parte, infatti, pare costituita da prigionieri e lavoratori militarizzati, catturati prevalentemente durante le offensive degli Imperi centrali sul fronte italiano, in particolare sull’Isonzo, a Caporetto e sul Piave.

E’ probabile che molti di essi, condotti così lontano dalla madrepatria, abbiano contribuito con i loro sforzi alle necessità di guerra dell’Impero germanico, dietro le linee del fronte nord-occidentale, come addetti alla manutenzione delle infrastrutture stradali, industriali e ferroviarie: parecchi - secondo il bollettino matricolare del nostro Ministero della Difesa - sono morti in prigionia, per stenti o malattia; alcuni sono “inconnus”, ovvero “ignoti”, dei quali non si ha notizia di riconoscimento della salma.

D’altra parte, durante l’ultimo anno di guerra, il Belgio continuava ad essere occupato dalle truppe tedesche e Liegi era distante sia dal fronte sulla Marna che dalla linea Hindenburg. Le spoglie degli italiani coinvolti negli scontri del 1918 sul fronte occidentale, infatti, sono in gran parte raccolte nei cimiteri di Bligny e Soupir, nel dipartimento della Marna, in territorio francese.

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Particolare del "Grand Mémorial" a Robermont (Liegi), con le bandiere delle Nazioni attualmente rappresentate. La terza da sinistra è la bandiera italiana, accanto a quella degli Stati Uniti. Al centro si notano le bandiere dell’Unione Europea e del Belgio. Una breve notazione: pur essendo stato inaugurato nel 1926, le bandiere attuali sono in parte diverse rispetto a quelle dei paesi belligeranti dell’epoca. Ad esempio, quella tedesca porta i colori - ancora attuali - della Repubblica di Weimar, quella italiana è priva dello stemma reale dei Savoia, mentre sono olisticamente assenti quella del disciolto Impero di Austria-Ungheria e quella della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (anche se, a dire il vero, la bandiera del Governo provvisorio russo del 1917-1918 e la precedente, con l’aquila zarista, erano del tutto simili a quella attuale). D’altra parte, le bandiere belga, francese, inglese e americana sono rimaste le stesse.


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